Ottobre 10

Trasferimento della Residenza Fiscale all’estero: Guida 2023

By  Carla Galanti


Trasferimento della Residenza Fiscale all’estero

Vuoi trasferire la tua residenza fiscale all’estero in modo sicuro per liberarti dalle persecuzioni fiscali?

Troppo bello per essere vero? No, è fattibile se perfezioni le tue competenze.

 Questa guida 2023 dedicata a te, ha proprio questo scopo.

Se vuoi trasferirti all’estero per costruirti un futuro radioso, sei nel posto giusto! 

In questa guida trovi finalmente chiarezza su :

  1. Cosa è davvero la residenza fiscale e perchè trasferirla all’estero;
  2. Le motivazioni degli italiani per trasferirsi all’estero;
  3. I primi 5 vantaggi  di un trasferimento all’estero; e possibili svantaggi e rischi;
  4. Come trasferire la residenza all’estero senza rischi: quadro normativo italiano da rispettare per raggiungere la libertà
  5. Quando il fisco presume la tua residenza fiscale in Italia?
  6. Controlli dell’Agenzia delle Entrate Italiana e liste selettive (nuovo art. 17 bis)
  7. Cosa richiedono gli altri paesi per risiedere fiscalmente?
  8. Trasferire la residenza in un Paradiso Fiscale è illegale?
  9. Residenza Fiscale: a cosa servono le Convenzioni contro le Doppie Imposizioni?
  10. Criteri da seguire per il trasferimento nel nuovo paese ;
  11. Controlli dell’agenzia delle entrate e liste selettive So.No.Re.;
  12. Trasferimento della residenza fiscale all’estero con successo e senza errori;
  13. Cenno storico alla teoria delle bandiere della quale la residenza fiscale rappresenta il focus essenziale;
  14. Considerazioni finali sul trasferimento della residenza fiscale all’estero.

Il trasferimento della residenza fiscale all’estero è una decisione che, per sua natura, impatta a 360 gradi la nostra vita. Non solo dal punto di vista fiscale e finanziario ma soprattutto personale. Quest’ultimo è un aspetto non considerato quanto merita sarà oggetto di trattamento separato.

Il segreto per diventare veramente liberi è costruire per tempo la propria personale pianificazione fiscale internazionale. In mancanza è alto il rischio di subire effetti negativi che sconvolgeranno tutta la nostra vita.

Per molti motivi, in questa guida trovi finalmente le basi validate (giuridiche e pratiche) che ti servono ed esposte in modo chiaro.

Il giusto supporto per iniziare col piede giusto il tuo trasferimento della residenza fiscale all’estero all’estero. 

 

Sunrise and freedom

Cosa è la residenza fiscale e perchè trasferirla all’estero

Cosa significa “residenza fiscale“?

Con troppa facilità si confonde la residenza fiscale con la residenza come diritto di soggiornare in uno specifico paese. Invece il diritto di soggiornare e la residenza fiscale sono due situazioni con scopi ed effetti giuridici diversi, e assoggettate a diverse condizioni.

Per chiarire: col termine residenza fiscale si indica la giurisdizione (paese) dove un individuo risiede per il tempo previsto da quella giurisdizione, e dove lí possiede il proprio centro dei propri interessi ed adempie i propri obblighi fiscali, come pagare le tasse e i contributi previdenziali.

Trasferire la residenza fiscale personale all’estero significa che tu, come persona fisica, pagherai le tasse proprio nel paese dove ti trasferisci. E non in Italia. Lo scopo di questo cambiamento è di usufruire di un regime fiscale più favorevole. Trasferendoti potresti avere accesso anche a una migliore pianificazione patrimoniale e successoria, nonché a una maggiore privacy e protezione dei tuoi beni. Storicamente questi aspetti sono stati migliorati applicando nel concreto strategie di geoarbitraggio basate sulla teoria delle bandiere, della quale trovi la storia sotto.

Due sono gli step fondamentali dai quali devi partire per trasferirti all’estero:

Primo step devi fare una valutazione attenta dei tuoi specifici motivi personali che ti spingono a trasferire la tua residenza fiscale.

Secondo step fondamentale è consultare solo fonti giuridiche aggiornate e validate. Troppe sono le persone che vanno via dall’Italia senza un piano chiaro e validato per poi ritrovarsi a sprecare soldi e salute in direzioni sbagliate. E magari tornare pure in Italia dopo poco tempo.

Non mi stanco di dirti che devi conoscere bene la normativa italiana e quella del paese dove ti vuoi trasferire.

In questa guida voglio che tu conosca e capisca in modo chiaro le implicazioni della normativa italiana.

Una cosa che qui non può essere anticipata è la disamina sulla normativa e gli effetti fiscali del paese scelto come destinazione. Infatti questa va fatta caso per caso a seconda del paese che sceglierai. Immagina che i paesi a tua disposizione sono circa 190, ed ognuno ha le proprie specifiche. Sarà più facile e concreto applicare tecniche di geoarbitraggio quando, se lavoreremo insieme, valuteremo le soluzioni specifiche più adatte per il tuo caso.

Le motivazioni degli italiani

Italiani tristi e depressi – Foto di Ben White su Unsplash

Le cause che hanno indotto e inducono sempre di più gli italiani a lasciare l’Italia sono varie, e tutti noi italiani le conosciamo bene: dall’incertezza su un futuro soddisfacente per i più giovani, al debito pubblico fuori controllo; dalla sfiducia nella politica interna al timore di vedersi limitare la propria libertà personale di viaggiare per il mondo. Questi timori spingono la maggior parte delle persone anche a conseguire un secondo passaporto. La filosofia di geoarbitraggio sviluppata dalla storica teoria delle bandiere, ruota proprio attorno allo scopo di raggiungere una residenza fiscale personale valida e regolare all’insegna della libertà e indipendenza da governi tossici.

Affinchè tu possa evitare costosi errori di valutazione prima e durante il trasferimento della residenza fiscale, esplora con attenzione in questa guida 2023 lo scenario generale dei vantaggi e degli svantaggi del trasferimento della residenza fiscale all’estero.

5 vantaggi del trasferimento della residenza fiscale all’estero

Il primo vantaggio si traduce nel beneficiare di una tassazione più favorevole. Alcuni paesi offrono regimi fiscali con aliquote più basse o addirittura esenzioni complete dalle tasse su determinati tipi di reddito o patrimonio.

Il secondo vantaggio investe il tuo patrimonio: a seconda del paese che scegli puoi ottimizzare e semplificare significativamente la tua pianificazione patrimoniale. Certi paesi basano la propria politica economica nell’attrarre investitori offrendo condizioni migliori per gestire e proteggere il loro patrimonio, consentendo di massimizzare il rendimento degli investimenti e di pianificare la successione in modo più efficiente.

Il terzo vantaggio è la garanzia di una maggiore privacy. Ci sono ancora paesi che adottano politiche più robuste per la protezione dei dati personali e delle informazioni finanziarie, consentendoti di mantenere i tuoi affari finanziari più riservati.

Ma non è tutto. Arriviamo al quarto vantaggio. Il trasferimento della residenza fiscale all’estero  offre immense opportunità di crescita personale e professionale. Vivere in un nuovo paese ti permetterà di immergerti in una cultura diversa, imparare una nuova lingua e sviluppare competenze interculturali. Potrai conoscere persone provenienti da tutto il mondo e ampliare la tua rete di contatti internazionali. Cambiare aria migliorerà la tua vita per renderla sempre più significativa.

Come quinto vantaggio puoi scegliere di trasferire la tua residenza fiscale in paesi che offrono un elevato standard di vita, e una qualità dei servizi pubblici superiore. Potresti beneficiare di un sistema sanitario più efficiente, di un sistema educativo di qualità per i tuoi figli e vivere in un sistema di infrastrutture moderne. Questi fattori possono influire solo positivamente sulla tua qualità della vita e sul benessere generale di chi vive con te.

Le tasse

Possibili svantaggi e rischi

Se non ti pianifichi per tempo e ti affidi a informazioni non validate, dovrai fare i conti con svantaggi e rischi. Questo si verifica per esempio, se ti muovi senza conoscere la disciplina giuridica aggiornata sia italiana che del paese dove andrai a trasferirti.

Per questo ho esposto sotto la disciplina giuridica che devi seguire per trasferire in modo corretto e legale la tua residenza fiscale all’estero. E vivere in piena libertà. Ma gli errori che puoi fare non sono limitati solo all’aspetto fiscale. Ad esempio, potresti dover affrontare una lingua per te nuova. La questione più frequente quando cambi paese, è doverti sintonizzare con la cultura differente del posto. Questo adattamento/cambiamento potrebbe richiedere un periodo di stabilizzazione anche lungo. Purtroppo questo tema viene spesso sottovalutato e le persone finiscono per non prepararsi adeguatamente ad un cambiamento cosi profondo.

Devi essere consapevole che stai scegliendo di trasferirti, non di andare in vacanza. E che in quel paese ci vivrai tutti i giorni.

Altro aspetto spinoso è sottovalutare i requisiti/condizioni per risiedere nella nuova giurisdizione. Infatti, alcune di esse potrebbero avere requisiti legali e fiscali complessi o restrizioni sulla proprietà immobiliare straniera. E tu devi informarti, PRIMA, da fonti validate, per decidere se è proprio quello  il paese dove vuoi trasferirti.

Altri svantaggi potrebbero riguardare disposizioni di exit tax (che in Italia è vigente per le imprese e non ancora per l’individuo, come in Spagna ad esempio) oppure altre normative che prevedono un’imposizione fiscale sulle risorse finanziarie o patrimoniali trasferite all’estero. In una parola bisogna verificare da fonti validate prima di prendere qualsiasi decisione.

Altri svantaggi molto immaginabili possono riguardare la mancanza della tua famiglia e dei tuoi amici, nonché della tua cultura di origine. Il trasferimento all’estero comporta inevitabilmente una separazione fisica e potrebbe richiedere uno sforzo maggiore di quello che ti sei immaginato, per mantenere e coltivare i tuoi legami con il tuo paese di origine.

Quindi  condivido con te il quadro normativo affinchè tu possieda in modo chiaro questi elementi determinanti per le tue scelte.

Trasferire la residenza fiscale all’estero in modo sicuro.

Foto di Tingey Injury Law Firm su Unsplash

Il quadro normativo italiano da rispettare per sentirsi liberi

Per chiarire: tu ti vuoi trasferire all’estero per assaporare finalmente la tua libertà e riconquistare fiducia nel tuo futuro.

Una delle verità che ancora non puoi percepire, è che il trasferimento della tua residenza fiscale all’estero ti farà sentire libero soprattutto se sei in regola col fisco italiano. Quindi devi buttare un occhio indietro ai tuoi adempimenti fiscali e previdenziali in Italia per vedere se sono a posto.

Non basta.

Dovrai anche conoscere bene il sistema fiscale del paese dove vuoi trasferirti, e pianificare le tue mosse fiscali in tempo.

Sei libero solo se diventi inattaccabile sia in Italia che all’estero. Rischiare è un lusso costosissimo. E prima o poi non te la scampi dato che le notifiche dall’Italia raggiungono ormai facilmente anche le più nascoste destinazioni estere.

Ti immagini quindi che affrontare un accertamento tributario dall’Italia, vivendo in un altro paese può diventare molto faticoso psicologicamente. Oltre che costoso e porre a dura prova la tua salute. Ecco perchè voglio offrirti il quadro della normativa che devi conoscere per pianificare correttamente il trasferimento della tua residenza fiscale personale. Senza ritrovarti con sorprese.

In tema di residenza fiscale il perno è il tuo centro di affari ed interessi. Cerca di capire dove vuoi che si trovi veramente questo tuo centro d’interessi. Solo da questo elemento emerge, per l’agenzia delle entrate italiana, dove è collocata realmente la tua residenza fiscale, cioè dove devi pagare le tasse. La residenza fiscale ruota intorno al tuo centro vitale d’interessi. E’ determinata proprio da esso.

Da qui la guida normativa per il trasferimento della tua residenza fiscale.

Una volta trasferito, eviterai di sottostare al sistema italiano di tassazione worldwide in base al quale la persona fisica (e le società) residenti in Italia, devono pagare le tasse su tutti i redditi percepiti in Italia o all’estero.

Quando una persona è considerata residente in Italia?

  • Se risiede in Italia per almeno 183 giorni, anche non continuativi.
  • Se non si è mai cancellato dall’anagrafe tributaria italiana.
  • Se ha la sede principale dei suoi affari e interessi in Italia (cioè ha il suo domicilio ex Art.43 comma 1 del Cod. Civile)
  • Se ha la dimora in Italia. Questo può essere provato dalla titolarità dell’affitto, delle utenze, da iscrizioni a palestre o circoli o da incarichi societari.
  • Quindi per essere considerati residenti fiscali all’estero non devi incorrere in nessuna delle precedenti situazioni. Basta coprirne solo una e automaticamente sei considerato residente in Italia

Ecco cosa dice la legge a proposito della residenza fiscale:

Art. 2, comma 2 TUIR, Testo Unico delle Imposte sui Redditi,  (DPR n.917 del 22 Dicembre 1986):

è la base normativa che disciplina la residenza fiscale delle persone fisiche.

Se il domicilio o la residenza anagrafica si protraggono nel territorio italiano per almeno 183 giorni in un anno, si è automaticamente responsabili di fronte al fisco. Attenzione: in quanto il sistema fiscale italiano è regolato dal principio  “worldwide”,  il contribuente deve pagare le tasse su tutti i redditi ovunque prodotti e su tutti i suoi beni ovunque situati.

Specifichiamo meglio in che momento il legislatore  considera la persona fisica come responsabile fiscale.

Sei responsabile fiscale quando incorri anche solo  in una delle seguenti 3 situazioni che si verifichino per 183 giorni in un anno:

  1. risulti iscritto ai registri dell’anagrafe del tuo ultimo comune di residenza (anche se è frutto della tua dimenticanza, ne parlo meglio sotto)
  2. hai il centro dei tuoi affari (economici) ed interessi (familiari e sociali) in Italia (in uno: il tuo domicilio)
  3. hai la tua residenza o il tuo domicilio (residenza: art. 43, comma 2 cod. civ.; domicilio: art. 43 comma 1, cc.) in territorio italiano. Ad esempio sei titolare delle utenze di una casa che consideri tua dimora abituale, nel senso che hai l’ interesse, la volontà e l’intenzione di mantenere in Italia il centro delle tue relazioni familiari e sociali.

Art. 2 comma 2 Bis TUIR, disciplina la presunzione legale della residenza in Italia in caso di trasferimento in un paradiso fiscale (ne parlo sotto in tema di trasferimento in paradisi fiscali).

Art. 3 comma 1: sancisce il sistema di tassazione worldwide per il residente fiscale in Italia: cioè la tassazione dei redditi ovunque prodotti

L’iscrizione all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), oggi obbligatoria per chi soggiorna per più di 1 anno all’estero, è un contributo decisivo ai fini della considerazione della persona fisica come residente all’estero e che non deve pagare le tasse in Italia. La procedura d’iscrizione all’Aire è semplicissima ma la trattiamo a parte.

Situazioni che inducono il fisco a presumere la tua residenza fiscale in Italia

Evidenzio che l’argomento è molto delicato per la sua complessità. Devi conoscere certe situazioni che potrebbero insospettire l’autorità tributaria sulla tua effettiva residenza fiscale all’estero.

Per esempio nel primo periodo del tuo espatrio la tua famiglia ti raggiunge successivamente. I mesi passano, ed alla fine matura il tempo dei 183 giorni di permanenza nel territorio italiano. Il fisco potrebbe presumere che il nucleo familiare non si è trasferito, e tu fai parte di questo nucleo anche se ti sei già trasferito.

Prendi il caso di un immobile che mantieni come abitazione quando vai a trovare i tuoi parenti in Italia. Il fisco la presume come tua dimora, e ti considera residente in Italia.

Se non vuoi lasciare la tua carica sociale nella società (costituita e residente in Italia).  Il fisco può presumere che tu sia residente in Italia.

Se non vuoi lasciare il tuo incarico politico perchè te lo sei coltivato con passione. O addirittura ricevi royalty o dividendi o capital gain dall’Italia ed in ogni caso redditi di capitale dall’Italia. Sono tutti casi in cui il fisco può presumere che tu sia residente in Italia.

Dimenticavo un altro elemento che ti sarai sempre immaginato: alla contribuzione dei sospetti/prove sulla tua residenza fiscale concorrono anche tutte le informazioni che la Guardia di Finanza ricava dai social media.

Tutti questi che ho menzionato sono esempi che inducono l’Autorità a considerare come sospetto il tuo trasferimento all’estero. E solo in base a questo sospetto possono iscriverti nelle liste selettive dei contribuenti da “controllare”.

Quindi tieni presente che Agenzia delle Entrate, Inps e Comuni di residenza, sono in continuo contatto e si scambiano i dati di tutti.

Per questo insisto sempre che sia necessario in chi vuole espatriare, avere chiaro che nascondere il passato a se stessi o non saper gestire il presente potrebbe essere un gravissimo e costoso errore.

 

Strumenti di controllo dell'agenzia delle entrate
I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Controlli dell’Agenzia delle Entrate Italiana e liste selettive (art.83, comma 17 bis D.L. n.112/2008)

Negli ultimi anni l’ Italia ha avuto problemi di controllo di evasione fiscale, esterovestizione/elusione. Al contempo si è avuta una fuoriuscita massiva di italiani dal territorio. Cosa ha scatenato tutto questo??

Che il fisco italiano già dal 2016 ha apertamentamente  affilato le armi per raggiungere in qualsiasi parte del mondo chi deve saldare i conti con l’Agenzia delle Entrate.

A questo scopo ha emanato anche il comma 17 Bis nel contesto dell’art. 83 del Decreto Legge del 2008. In base al comma 17 bis, i Comuni devono inviare all’agenzia delle Entrate entro 6 mesi dall’Iscrizione all’Aire, l’elenco di coloro che si iscrivono all’AIRE e che diventano “non residenti”.

Se stai pensando che potresti essere perseguitato, anche per sbaglio,  dall’agenzia delle entrate, non stai farneticando.

Per questo incoraggio sempre di sanare  qualsiasi imperfezione nei confronti del fisco, prima di trasferirti. Solo cosí ti puoi godere con più intensità tutto il duro lavoro che fai per espatriare.

Non è più un timore, ma ormai certezza, quella per cui gli enti collaborano tra loro a scambiarsi le informazioni sulle persone che cancellano la propria residenza anagrafica in Italia. Immaginati la cooperazione tra Agenzia delle Entrate, INPS e  Comune dove sei stato residente: la tua iscrizione all’Aire viene comunicata. Se a questo aggiungi lo scambio d’informazioni internazionale, non puoi meravigliarti se sono state create delle apposite liste selettive dei soggetti non residenti in Italia. Parliamo delle liste di persone iscritte all’Aire il cui trasferimento all’estero risulta fittizio con alta probabilità. Ne discende che questi contribuenti sono considerati a rischio alto di evasione. L’applicativo dal quale risultano le liste selettive è noto come “So.No.Re.” (soggetti non residenti).

Cosa richiedono gli altri paesi per risiedere fiscalmente?

Ogni giurisdizione ha le proprie regole. Non ci sono due giurisdizioni con requisiti simili.

Puoi trovare  trattamenti più favorevoli da parte di certi paesi che sviluppano una politica d’attrazione dello straniero. In questo caso vengono promosse delle residenze chiamate speciali. A prescindere dai casi speciali, la maggior parte dei paesi richiede un periodo di 183 giorni affinchè la persona fisica possa acquisire la sua nuova residenza fiscale.

Nel caso non vengano rispettati termini e condizioni previsti dalla specifica giurisdizione, la persona fisica si presume residente nel paese da dove veniva, o nell’ultimo paese dove risulta residente fiscale.

San Blas, Panama

Trasferirsi in un paradiso fiscale è illegale?

Questa affermazione è una errata credenza popolare.  Fondata anche sul bias cognitivo della paura di non poter affrontare un procedimento fiscale da parte dell’agenzia delle entrate italiana. Addirittura qualcuno si convince che vivendo in un “paradiso fiscale”, nel caso che lo “bècchino”, deve pagare le tasse in Italia.

Niente di tutto questo. Convinzioni sbagliate.

Parto dalla fine: trasferirsi in un paradiso fiscale non è illegale. Perchè?

La nostra normativa italiana prevista all’ Art. 2 comma 2 bis del TUIR:

Il sistema normativo italiano prevede una presunzione legale di residenza fiscale in Italia quando ti trasferisci in un paradiso fiscale ( oggi chiamati tecnicamente “giurisdizioni non cooperative” perchè non si adeguano allo scambio di informazioni).

Tuttavia questa presunzione non è assoluta ma relativa, cioè ammette che tu offra la prova contraria. Cosa vuol dire?

Semplicemente la ratio della norma è quella di verificare se la tua residenza è vera o fittizia. E’ scorretto interpretare la ratio della norma come se il fisco voglia punirti perchè vivi in un Paradiso Fiscale. Il fisco vuole solo sapere se ci abiti sul serio. In due parole puoi passare guai solo se è finta. 

Se ti sei trasferito in un paese a fiscalità privilegiata il fisco italiano presume (iuris tantum, cioè ammette che tu provi il contrario) che tu sia residente fiscale in Italia, anche se ti sei cancellato dall’anagrafe italiana.

Ma se tu ti sei EFFETTIVAMENTE trasferito in un paradiso fiscale, puoi tranquillamente provarlo e dimostrare quindi che la tua residenza fiscale è legalmente fuori dall’Italia.

Questa in linguaggio giuridico si chiama inversione dell’onere della prova che risulta “iuris tantum”, cioè non assoluta come se fosse iuris et de iure.

Conseguenza: sei residente effettivamente in un paradiso fiscale e qui paghi le tasse. Tutto perfetto.

Vuol dire che se il fisco spicca accertamento contro di te,  sei tu che devi provare di risiedere nel “paradiso fiscale” per controbattere e distruggere la presunzione da parte del fisco italiano di essere residente in Italia.

Per questo è sempre raccomandabile, oltre che disiscriversi dall’anagrafe del nostro ultimo comune italiano di residenza ma anche iscriversi all’Aire del paese estero.

Ottimo procurarsi dal primo momento di residenza,  tutte le prove che dimostrano il proprio centro d’interessi nel nuovo paese a fiscalità privilegiata. Ad esempio il biglietto aereo d’ingresso nel paese, il contratto d’affitto, il pagamento delle utenze elettriche, internet, acqua, condominio, nonchè iscrizione a club sportivi o partecipazioni a movimenti culturali.

In generale è innegabile che l’OCSE pressa con forza contro i cosi detti paradisi fiscali, chiamati oggi giurisdizioni non collaborative. Sono paesi caratterizzati da una pressione fiscale bassissima o addirittura assente. Inoltre sono paesi che proteggono la privacy e quindi non collaborano allo scambio dei dati fiscali, strumento imprescindibile per scovare gli evasori. Questo argomento merita essere trattato a parte. Puoi vedere qualcosa qui.

Per completare l’argomento trovate l’ultima lista dei paesi black list nell’aggiornamento del Consiglio dell’Unione Europea del 4 ottobre 2022. Altra considerazione che devi tener presente è che la definizione di paese black list non ha una validità generale per tutti i paesi del mondo che emettono la lista.

Infatti sono approvate diverse liste black list: ad esempio quella della Agenzia delle Entrate italiana è diversa da quella stilata dall’Unione Europea. Per questo non stancarti mai di verificare anno per anno, paese per paese, perchè la situazione è in continuo cambiamento.

Residenza Fiscale: a cosa servono le Convenzioni contro la Doppia Imposizione?

Le Convenzioni contro la doppia imposizione per loro specifica natura giuridica prevalgono sulla normativa interna. Hanno infatti natura giuridica di accordi internazionali (art. 75 D.P.R. n. 600 del 1973). In assenza di questi Accordi, il soggetto che si trasferisce all’estero rischierebbe di pagare le tasse due volte, in ambo i paesi: l’Italia e il paese estero di destinazione. Invece prevale l’Accordo Internazionale che dirime alla radice le probabili controversie realtive su dove pagare le tasse. Cosa succede poi in caso di doppia residenza è un argomento specifico che merita essere trattato in altra sede.

Quindi quando una persona fisica trasferisce la propria residenza fiscale in un paese estero, non rischia di pagare le tasse due volte perchè è protetto spesso da una Convenzione contro la Doppia Imposizione se l’accordo è stipulato tra i due stati. Ecco perchè non tutti si rendono conto che la presenza di questo accordo deve essere verificato in anticipo da colui che si vuole trasferire, in un momento precedente a quello della decisione stessa di trasferirsi.

Nel tuo interesse la verifica è d’obbligo, in quanto non tutte le giurisdizioni estere hanno stipulato questo tipo di convenzione con l’Italia.

Criteri per il trasferimento della residenza fiscale all’estero 

Cessazione della residenza fiscale in Italia

Basta trasferirsi all’estero per liberarsi dal vincolo col fisco italiano?

Sicuramente no.

Sopra ho menzionato la normativa espressa in positivo. Tuttavia, per capire meglio in cosa consiste il trsferimento della residenza fiscale, possiamo vederlo anche in forma negativa. Ci rendiamo conto meglio di cosa NON dobbiamo fare per essere considerati residenti fiscali in Italia.

  1. non dobbiamo risiederci per 183 giorni
  2. non dobbiamo apparire nelle liste dell’anagrafe italiana (cioè dell’ultima residenza in un comune dello stato)
  3. non dobbiamo avere i nostri affari o interessi affettivi in Italia

Ma la cosa che dobbiamo taver chiara è che i 3 requisiti sono alternatvi e cioè ne basta uno solo per essere attaccati dall’agenzia delle entrate.

Prima che tu proceda con il trasferimento della tua residenza fiscale, è importante che comprenda anche i criteri che devi soddisfare nel paese che hai scelto come ltua nuova casa.

Criteri da seguire per trasferirti nel nuovo  paese 

Prima di tutto, del paese di destinazione devi conoscere i requisiti legali di residenza e fiscali di tassazione  Ogni paese ha regole specifiche per il trasferimento della residenza fiscale, per cui devi rispettare requisiti di ingresso, soggiorno, permanenza, e non ultima la documentazione richiesta sulle dichiarazioni fiscali obbligatorie.

Sui requisiti di residenza del paese di destinazione, questi possono includere il possesso di un alloggio permanente (per esempio Cipro e Portogallo menzionano espressamente questa condizione) o il superamento di un certo numero di giorni di presenza nel paese. Assicurati di ottenere tutte le informazioni necessarie in anticipo per essere sicuro di soddisfare tali requisiti. Queste informazioni possono cambiare di anno in anno a seconda della politica dei governi che si succedono. Per questo invito sempre ad informarsi in base a normativa validata e aggiornata. Infine, avere una dimora abituale all’estero costituisce prova inconfutabile che la tua residenza è effettiva. Come anche aver l’intestazione delle utenze della tua nuova casa.

Una volta soddisfatti i requisiti legali e fiscali, è importante considerare gli aspetti pratici del trasferimento della residenza fiscale. Ad esempio, dovrai organizzare il trasporto dei tuoi beni personali e decidere se vendere o affittare la tua casa attuale. Inoltre, dovrai prendere in considerazione le questioni legate al lavoro, come la ricerca di un nuovo impiego o la possibilità di trasferire il tuo lavoro attuale nel paese di destinazione. Oppure dovrai pianificare il tuo nuovo business, magari digitale.

È anche importante considerare gli aspetti finanziari che discendono dal trasferimento della residenza fiscale. Dovrai valutare le implicazioni fiscali del paese di destinazione, compresi i tassi di imposta sul reddito, sulle proprietà e sulle successioni. 

Ricorda che entrate ed uscite di denaro tramite le banche del tuo nuovo paese di residenza, costituiscono una delle prove da opporre all’agenzia delle entrate per dimostrare che hai la residenza nel paese.

Infine, dovresti prendere in considerazione gli aspetti sociali e culturali del trasferimento della residenza fiscale. Dovrai adattarti a una nuova lingua e a una nuova cultura, sei preparato per farlo?  Potrai stabilire nuove relazioni personali e professionali. Prendi in considerazione anche le opportunità di istruzione e di assistenza sanitaria nel paese di destinazione.

In conclusione, il trasferimento della residenza fiscale comporta una serie di criteri che devono essere soddisfatti: requisiti legali e fiscali, requisiti di residenza, aspetti pratici, aspetti finanziari e aspetti sociali e culturali. È importante fare una ricerca approfondita e ottenere tutte le informazioni necessarie prima di prendere una decisione definitiva.

Giurisprudenza e Interpelli in tema di residenza fiscale

Le innumerevoli controversie sono state direttamente proporzionali al massivo flusso di espatriati nell’ultima decade. In effetti la giurisprudenza in questo tema non ha dato prova di un orientamento univoco. Anzi a sua volta ha creato spesso confusione in ambito di accertamento della residenza fiscale. Di fatto il problema di conciliare la normativa interna con quella internazionale (esempio costante quello delle convenzioni contro la doppia imposizione) ha fatto versare certi soggetti nella più totale incertezza se e dove considerarsi responsabili col fisco di quale paese.

Sono emerse quindi controversie a proposito dell’iscrizione all’anagrafe italiana, per cui il filone giurisprudenziale 2015-2018 (sentenze della Cassazione n.21970 e n. 16634) dichiarava che mantenere l’iscrizione all’anagrafe italiana costituisse un valido elemento formale sufficiente per stabilire la residenza italiana anche ai fini fiscali. Non sarebbe stato un’esimente quello di dimenticarsi di cancellare la popria posizione dai registri dell’ultimo comune di residenza.

Da non dimenticare l’obbligatorietà d’iscrizione all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) per coloro che vivono all’estero per più di un anno. Sull’Aire puoi vedere anche qui.

Sunset Bora-Bora, french Polynesia,

La storia: residenza fiscale e Teoria delle Bandiere

Anche la storia aiuta ad inquadrare certe strategie di ricerca per una vita libera e più interessante. Condivido sotto un’immagine iconica degli anni ’60 che simboleggiava la libertà autentica dell’essere umano. Perchè te ne parlo?

Parto dalla fine: se sei interessato al tuo trasferimento di residenza, ti conforta il principio che potrai scegliere il paese dove ti trattano meglio. E’ lo scopo centrale di un espatrio.

La teoria delle bandiere è stata introdotta dall’investitore Schultz agli inizi degli anni ’60, che scrisse “How to keep your money and your freedom” col quale lanciò la figura del viaggiatore perpetuo in base al modello delle tre bandiere da piantare in tre paesi diversi. Promuoveva un’architettura di geo-arbitraggio che rende più felice e libera la vita di qualsiasi persona. L’ideale era avere il passaporto in un paese dove non hai la residenza fiscale, paese quest’ultimo scelto in base ad un sistema fiscale che non tassa il reddito estero, conservando il proprio patrimonio al sicuro da governi imprevedibili.

E’ poi arrivato W.G.Hill, aggiungendo altre 2 bandiere alle tre di Schultz: l’esigenza di vivere in un luogo dove vivere bene all’insegna del risparmio, della salute, dello sport, affiancando l’esigenza di saper gestire con oculatezza i propri risparmi ed investimenti all’interno di una giurisdizione politicamente stabile. La teoria delle bandiere ha concepito un principio che si è fortificato nel tempo: “Vai nel paese dove ti trattano meglio“.

E come non essere d’accordo?

Tuttavia rispetto agli anni ’60 i sistemi giuridici e fiscali sono cambiati e cambiano alla velocità della luce. La cooperazione fiscale internazionale sta facendo passi da gigante per rispettare le norme antielusive e smascherare gli evasori fiscali. L’agenzia delle entrate e l’Europa sono accanite contro gli evasori e gli elusori fiscali che si sono trasferiti all’estero. Per questo hanno creato delle liste selettive di contribuenti da controllare iscritti regolarmente all’Aire.

Perse le speranze?

No. Bisogna solo affilare la propria conoscenza tecnico-giuridica e basare la propria pianificazione fiscale internazionale su fonti normative validate e aggiornate. Oggi per trasferire la propria residenza fiscale è semplicemente richiesta una competenza verticale, maggiore che nel passato, in tema di normativa tributaria e fiscale.

 

La bandiera della residenza fiscale

Per organizzare la propria vita in modo ottimale, la base di partenza è  trasferire la residenza fiscale all’estero. Importante sapere dove ti troveresti meglio a seconda della tua specifica situazione  personale.

Per esempio, uno dei pilastri: se hai un business con fatturato estero rispetto al territorio della tua nuova destinazione, è favorevole per te spostare la tua residenza fiscale in giurisdizioni con tassazione territoriale. O in ogni caso sempre buono optare per paesi con bassa tassazione o con CFC rules molto ridotte.

Per fare le giuste scelte l’ideale è conoscere a fondo la propria situazione personale attuale e i propri obiettivi. Non ci sono due espatrii uguali come non ci sono due persone uguali.

Nel 2023, con l’incalzare di normative sempre più pressanti negli ultimi anni soprattutto da parte dell’Europa, fare geoarbitraggio ispirato dalla teoria delle bandiere è diventato più complicato, soprattutto a causa dell’incremento dei controlli bancari e fiscali.

Ovviamente ciascuna giurisdizione ha le proprie regole di attribuzione della residenza fiscale. Solitamente per ottenere il certificato di residenza fiscale è necessario soggiornare nel paese per almeno 183 giorni e dimostrare di avere lí il proprio centro personale d’affari ed interessi.

 

Processo di trasferimento della residenza fiscale

Il processo di trasferimento della residenza fiscale all’estero richiede una pianificazione accurata e l’adempimento di precise procedure legali e burocratiche.

Non è sufficiente regolarizzare la propria posizione in Italia ed adempiere coi requisiti dettati dal legislatore per rinunciare legalmente alla residenza fiscale italiana.

Ma devi informarti anche sui requisiti legali e fiscali del paese di destinazione. Dovrai anche sapere se col nuovo paese l’Italia ha stipulato la Convenzione contro la doppia imposizione  e verificarne ed interpretarne le implicazioni fiscali,.

Non ultimo pianificare  la gestione delle tue risorse economiche e del tuo patrimonio, in modo sistemico. Nel tuo interesse di oggi e per il tuo benessere futuro.

Il trasferimento della residenza fiscale all’estero può comportare una serie di vantaggi e opportunità. Non sottovalutare l’importanza nel tempo di beneficiare di un regime fiscale più favorevole nel paese di destinazione, con aliquote  basse o esenzioni fiscali specifiche. Inoltre, potresti avere accesso a una migliore qualità della vita, nuove opportunità di lavoro o investimento e una diversa cultura e stile di vita.

Passaggi preliminari

Per iniziare il processo di trasferimento della residenza fiscale all’estero, la fase meno divertente è la raccolta di tutti i documenti necessari, come il passaporto, la dichiarazione dei redditi e la documentazione sui beni patrimoniali. È importante essere diligenti nella preparazione della documentazione richiesta per evitare ritardi o complicazioni.

Inoltre, dovrai valutare attentamente le implicazioni finanziarie del trasferimento della residenza fiscale. Potresti dover considerare la vendita di beni immobili o la chiusura di conti bancari nel tuo paese di origine. Se non vuoi liberarti degli immobili dovrai mettere in conto che pagherai le tasse in Italia sopra essi. Dovrai anche pianificare la gestione dei tuoi investimenti e delle tue attività finanziarie all’estero. Devi preparare in anticipo e in base alle notizie sul paese validate e aggiornate, tutta la gestione finanziaria, patrimoniale e d’investimento che ti interessa.

Procedure legali e burocratiche.

Una volta completati i passaggi preliminari, dovrai avviare le procedure legali e burocratiche per trasferire ufficialmente la tua residenza fiscale all’estero. Ciò potrebbe includere l’ottenimento di un permesso di residenza nel paese di destinazione, l’apertura di un conto bancario locale e l’esecuzione di tutte le procedure necessarie per trasferire i tuoi beni o le tue attività all’estero. Per ciascun paese le procedure sono differenti.

È fondamentale seguire correttamente tutte le procedure richieste per garantire un trasferimento senza problemi e l’adempimento di tutte le norme fiscali. 

Inoltre, dovrai considerare l’impatto del trasferimento della residenza fiscale sulla tua vita quotidiana. Dovrai adattarti a una nuova lingua e cultura, stabilirti in una nuova comunità e affrontare eventuali sfide di integrazione. Potresti anche dover prendere in considerazione l’educazione dei tuoi figli e la scelta di scuole internazionali o locali.

Infine, dovrai tenere presente che il trasferimento della residenza fiscale all’estero potrebbe comportare l’obbligo di presentare dichiarazioni fiscali sia nel paese d’origine che nel paese di destinazione. Sarà importante comprendere le norme fiscali di entrambi i paesi e assicurarsi di adempiere a tutte le obbligazioni fiscali.

Considerazioni finali sul trasferimento della residenza fiscale all’estero

Il trasferimento della residenza fiscale all’estero può essere una scelta complessa e importante per la tua situazione finanziaria e fiscale. È essenziale prendere in considerazione tutti i vantaggi, gli svantaggi, conoscere i criteri più adatti alla tua situazione specifica per impostare una pianificazione fiscale internazionale. Devi conoscere tutti i rischi prima di prendere una decisione definitiva.

Un consulente fiscale esperto sarà fondamentale per valutare la tua situazione personale, ottenere consigli personalizzati che valgono solo per te, atti a  garantire che tutte le norme fiscali siano adempiute. Tuttavia con questa Guida 2023 potrai affrontare il processo di trasferimento della residenza fiscale all’estero in modo efficace per ottenere i migliori risultati possibili.

Ricorda che le informazioni fornite in questa guida sono generali rispetto all’unicità di ogni situazione fiscale personale. Devi adattare le informazioni che trovi qui alle tue esigenze specifiche secondo le tue circostanze personali.

Quando si prende in considerazione il trasferimento della residenza fiscale all’estero, è importante considerare anche gli aspetti culturali e sociali del paese di destinazione. Ogni paese ha le sue tradizioni, la sua lingua e la sua cultura unica. Prima di prendere una decisione definitiva, ti consiglio vivamente di fare una ricerca approfondita sul paese in cui intendi trasferirti.

Devi tenere presente che ogni paese ha le sue sfide e le sue norme fiscali specifiche. Prima di trasferirti, dovresti informarti sul sistema fiscale e comprendere le tasse e gli obblighi fiscali che dovrai affrontare.

In conclusione, il trasferimento della residenza fiscale all’estero è una decisione importante che richiede una valutazione attenta e una pianificazione adeguata. L’esperienza fiscale insieme alla ricerca approfondita della normativa e di tutti gli aspetti del paese di destinazione ti aiuterà a prendere una decisione informata e a massimizzare i benefici di questa scelta.

Carla Galanti

About the author

Expat da più di 10 anni con un'attrazione forte, sin da piccola, per la scoperta di luoghi inesplorati. Amica fedele e naturalmente di buon umore, sono sportiva anche quando dormo. Nasco a Cagliari dove mi laureo in legge e pratico la professione forense . Presto mi occupo di sviluppo delle organizzazioni e delle persone. Vivo molti anni a Milano da dove parto con Mario per lasciare l’Italia. Viviamo, come residenti fiscali, per lungo tempo in 3 paesi completamente differenti tra loro: Mauritius, Malesia e, da 5 anni, Panama. Attivare e gestire un espatrio sicuro è diventato da subito il mio appassionante lavoro principale. La mia esperienza come expat unita alla mia competenza in diritto migratorio e fiscale, mi hanno consentito di aiutare molte persone ad espatriare con successo.

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