Iscrizione all’Aire e cancellazione della residenza fiscale in Italia. Guida 2020.

By Carla Galanti

Pare che ancora oggi, molte persone espatriate, risultano fiscalmente responsabili nei confronti dello Stato Italiano.

E' importante chiarire perché è decisivo iscriversi all'Aire, oltre che obbligatorio; e perché è importante anche occuparsi dell'effettiva cancellazione dall'anagrafe dei registri del comune italiano di ultima residenza.

Queste appena dette sono le basi per perdere la residenza fiscale in Italia.

In queste mie righe scoprirete anche quali sono i vantaggi d'essere iscritto all'Aire.

Questa guida è nata per risolvere le domande più frequenti che i nostri clienti continuano a farci, come:

  • Cosa devo fare per non essere più responsabile fiscale in Italia?
  • Se mi iscrivo all'Aire ho completato tutti i miei obblighi? 
  • E' penalizzante scegliere di vivere in un paese a fiscalità privilegiata?

Affinché non abbiate più dubbi, vi dico perché sono necessari certi adempimenti; esamino con voi  la  normativa, così come riformulata e modificata, anche alla luce degli orientamenti OCSE.

Purtroppo ci sono ancora oggi, persone convinte che basti vivere fuori dall'Italia per non essere fiscalmente  responsabili  in Italia. In passato anche qualche nomade digitale  era convinto di non avere alcuna responsabilità fiscale nei confronti di nessun governo, per il solo fatto di spostarsi da un paese all'altro.

Ma così non è.

Vivere all’estero, senza iscrizione all'Aire e senza trasferimento effettivo della propria residenza fiscale nel nuovo paese, mantiene attiva la responsabilità nei confronti del fisco italiano, con la immediata conseguenza di dover pagare le tasse in Italia. Questo è il punto centrale. Quindi come organizzarsi?


La base: cos’è la residenza fiscale.

Chi vuole trasferirsi all'estero e vuole sapere cosa in concreto deve fare, non trova per niente semplice la regolamentazione.  E non ha torto.  Facili i dubbi sui requisiti richiesti.  Sbagliare diventa un'ossessione.

I concetti di residenza fiscale, residenza anagrafica, domicilio fiscale e dimora, sono troppi e creano confusione. Vanno interpretati e contestualizzati, ma non sempre è facile per tutte le persone avulse dal diritto civile o tributario. Non ci resta quindi che fare chiarezza sul cavilloso panorama legislativo, per capire cosa fare.

Partiamo dagli elementi che giocano in questo senso, analiticamente punto per punto.

Residenza anagrafica (art. 43 comma 2 del codice civile):

 è il luogo dei registri anagrafici del comune dove il soggetto è iscritto. E' quella che la persona ha  scelto come dimora abituale. E’ una delle condizioni che provano la residenza fiscale della persona nello stato. Lo vediamo meglio più avanti.

Domicilio fiscale: (art.58 D.P.R. n.600 del 29/09/1972)

coincide con la residenza anagrafica ed è il luogo dove vengono notificati gli atti al contribuente residente. Corrisponde al comune nella cui anagrafe lui è iscritto. Il domicilio fiscale di coloro che risiedono all’estero è quello del comune di ultima residenza nello Stato, se risultano ancora iscritti in Italia.

Dimora:

 è il luogo dove il soggetto si trova occasionalmente (es.: può essere la casa delle vacanze). Ha valenza giuridica solo in assenza della residenza, come riferimento alternativo. 

Domicilio: (Art. 43 comma 1 del codice civile)

serve a individuare dove il soggetto ha stabilito la sede principale dei propri affari e interessi. E’ una delle condizioni che provano la residenza fiscale del contribuente nello stato.

Questo concetto non è importante solo per il codice civile, ma anche per l’art. 4 della convenzione OCSE in relazione al divieto delle doppie imposizioni fiscali. Da questo combinato disposto normativo, si deduce che ai fini dell'imputazione della responsabilità fiscale, hanno rilevanza preminente gli affari ed interessi in senso ampio.

Cosa vuol dire?

Riguarda il fatto che oltre agli interessi di carattere economico-patrimoniale, vengono considerati importanti ai fini del domicilio fiscale, anche gli interessi familiari, morali e sociali dell'individuo.  Questo è un aspetto delicato, sottovalutato dalla maggior parte di chi vuole espatriare.

Infatti, pensate ad una persona che vive all’estero, e che viaggia spesso in Italia.  Se sorgono dubbi in ordine alla residenza effettiva, l'agenzia delle entrate italiana, per il solo fatto che il residente all'estero mantiene vivi in Italia i legami familiari, può considerarlo responsabile fiscale in Italia.

Nel recente passato sono presenti orientamenti della giurisprudenza, che,  anche in presenza di iscrizione all’Aire, hanno dichiarato la persona come soggetto passivo d’imposta per la legge fiscale italiana, in quanto "i suoi legami familiari sono stati idonei ad individuare il domicilio in Italia “per attrazione”": in questo caso tutti i redditi prodotti all’estero sono stati dichiarati tassabili in Italia, secondo il principio della responsabilità worldwide vigente in Italia. 

Residenza fiscale: Art.2 TUIR (DPR n.917 del 22 Dicembre 1986)

Ogni persona (fisica o giuridica) acquisisce la residenza fiscale quando il domicilio o la residenza (anagrafica) si protraggono per più di 183 giorni all’anno nel territorio. Acquisire la residenza fiscale significa essere soggetti passivi di imposizione fiscale. In due parole, dover pagare le tasse. Va da sé che, in quanto la giurisdizione italiana è informata al principio worldwide, il cittadino italiano con residenza fiscale in Italia, paga le tasse su tutti i suoi redditi ovunque prodotti e su tutti i suoi beni ovunque situati.


Trasferimento all’estero: come far cessare la residenza fiscale in Italia?

Ci sono ancora molte persone che ignorano il problema. Pensano erroneamente che il solo fatto di vivere fuori dall'Italia, comporti di per sé liberazione dai vincoli fiscali. Ed evitano di iscriversi all'Aire.

Magari fosse così semplice!

Al contrario, non solo è necessario iscriversi all'Aire, ma è opportuno effettuare anche la propria cancellazione dai registri dell'anagrafe del comune di residenza.

Vediamo come e perché.

Un Decreto del Presidente della Repubblica, DPR n.917 del 22 Dicembre 1986, chiamato brevemente TUIR, Testo Unico delle Imposte sui Redditi, all' Art. 2, dice che:

Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti:

le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta (183 giorni all’anno) sono iscritte alle anagrafi della popolazione residente

oppure

hanno nel territorio dello Stato il domicilio (centro principale dei propri affari o interessi)  

oppure 

hanno la residenza ai sensi del codice civile (anagrafica e fiscale). 

Quindi è tutto chiaro su ciò che dovete fare per NON essere considerati residenti fiscali in Italia:

  • Non dovete risiedere in Italia per 183 giorni, 
  • dovete cancellarvi dall’anagrafe italiana, e 
  • non dovete avere i propri affari o interessi in Italia.


Ricordatevi che basta la presenza di uno solo di questi elementi per essere considerato responsabile fiscale in Italia.


Ma non finisce qui. 


Infatti, il legislatore si è preoccupato di sancire la presunzione iuris tantum (cioè che contro il fatto ammette la prova contraria a carico del cittadino) di residenza in Italia, nell'ipotesi che si scelga come paese di trasferimento, una giurisdizione con fiscalità privilegiata.

Vediamo un chiarimento.

Se vado a vivere in un paese a fiscalità privilegiata, devo pagare le tasse in Italia? Dipende da te (!!).

Vado avanti secondo lo stesso procedimento: vediamo la norma, e come risolvere il problema senza equivoci.

L' art. 2-bis esprime questo concetto: si considerano RESIDENTI in Italia salvo prova contraria (che voi dovete dimostrare coi fatti),  i cittadini italiani (anche se) CANCELLATI dall’anagrafe e che si sono TRASFERITI in territori a FISCALITÀ PRIVILEGIATA.

Significherebbe che chi si trasferisce in paesi a fiscalità privilegiata, continua a pagare le tasse in Italia.

 COME dimostrare  di essere fiscalmente residenti all'estero e non dover pagare le tasse in Italia?

Semplicemente la norma dice che continui a pagare le tasse in Italia, in mancanza delle prove che dimostrano la tua effettiva/veritiera residenza in quel paese a fiscalità privilegiata.

Cosa vuole il legislatore? Semplicemente vuol sapere se la tua residenza nel paese a fiscalità privilegiata è vera o fittizia.

Vuole la dimostrazione che quella residenza nel paese a fiscalità privilegiata non è una finzione. Questa è la ratio della norma, cioè la ragione per la quale la norma è stata creata.

Riassumendo: la disciplina è regolata dal principio della "inversione dell'onere della prova".

Significa che, su chi si è trasferito in un paese a fiscalità privilegiata, grava l'onere di dimostrare di essere effettivamente residente in quel paese.

Solo così ci si può salvare legalmente dal pagare le tasse in Italia.

Quali prove valgono per vincere la presunzione di residenza in Italia? (e dimostrare di essere effettivamente residenti all'estero).

Vale tutto ciò che dimostra l'effettiva residenza nel nuovo paese: dai biglietti del volo d'uscita dall’Italia e di ingresso nel nuovo territorio, alle bollette delle utenze, al contratto di affitto, al contratto d’acquisto dell’auto, all'apertura dei conti correnti bancari ed alla vostra iscrizione al vostro Club Sportivo. 

Trovi altri spunti interessanti sulla residenza all'estero anche qui.

La più bella natura Foto by Ishan Seefromthesky on Unsplash

Una veloce spiegazione storica del perché esistono tutte queste complicazioni.

I problemi sono sorti diversi anni fa, quando, in concomitanza col forte flusso di espatriati dall'Italia, sono nate varie controversie sul se, come, e quando si verificasse la mancata responsabilità dell'espatriato di pagare le tasse in Italia. Un filone della giurisprudenza di Cassazione (sentenze n. 21970 del 28 ottobre 2015 e n. 16634 del 25 giugno 2018) aveva dichiarato che mantenere l’iscrizione all’anagrafe, costituiva un dato formale di per sé sufficiente per stabilire la residenza italiana anche ai fini fiscali.

Ne sono discesi quindi seri problemi per coloro che si sono dimenticati di cancellarsi dall’anagrafe del proprio comune. L'illusione di beneficiare fiscalmente dall'espatrio, è naufragata dall'obbligo di pagare le tasse in Italia! 

Se non vogliamo più essere considerati residenti fiscali in Italia, dobbiamo assicurarci di fare la cosa giusta scelta tenendo presente il mosaico tra pareri giurisprudenziali, stretto collegamento fra anagrafe e agenzia delle entrate, monitoraggio fiscale e scambio automatico dei dati sui conti finanziari.

Cosa fare?

  1. effettuare l'iscrizione all’Aire ed  

  2. effettuare la  cancellazione dall’anagrafe italiana nell'ultimo comune di residenza.

Tra le altre precauzioni prima di lasciare l'Italia, si passa dalle più ovvie come eliminare tutte le utenze, alla pianificazione della gestione dei propri beni mobili e immobili posseduti in Italia.

L'ideale è preparare una check-list per raccogliere anche tutte le prove future della residenza all’estero, in modo da farsi trovare preparati, di fronte alle eventuali  richieste dello Stato Italiano sulla effettiva residenza fiscale, come spiegato sopra.


Chi non è iscritto all’Aire può essere considerato residente all’estero? Cos’è l’Aire ed a cosa serve.

L’Aire è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. La legge prevede l'obbligo dell'iscrizione se l'uscita dall'Italia riguarda un periodo superiore all’anno solare.

Pertanto, chi si trasferisce all’estero per più di 12 mesi si deve cancellare dall’anagrafe (italiana) del proprio comune di residenza ed iscriversi in quello della nuova residenza estera. 

Non è una facoltà, ma un obbligo

Iscriversi all'Aire è interesse dell’espatriato.

C’è infatti uno stretto collegamento fra il comune di residenza e l’agenzia delle entrate: il primo trasmette immediatamente alla seconda tutte le modifiche relative alle iscrizioni. E da questo discende la propria posizione fiscale verso il sistema italiano.

Si può eseguire l’adempimento anche on line tramite le Ambasciate o i Consolati. 

Nell’ipotesi di trasferimento di una famiglia intera, tutti i membri della famiglia devono obbligatoriamente eseguire la procedura di cancellazione dal registro del proprio comune dichiarando l’intenzione di recarsi all’estero per più di 12 mesi. La nuova iscrizione, nel paese scelto, si deve compiere entro 90 giorni dall'arrivo.

Al contrario, quando si vuole ritornare definitivamente in Italia, bisogna effettuare la cancellazione dal registro del paese dove si è vissuto, tramite il Consolato.

Esiste un modo “inverso” al precedente, per capire quando si è residenti fiscali in Italia ?

Si, tenendo presenti i requisiti richiesti per essere residenti.

Finora ci siamo occupati di dimostrare di non essere residenti in Italia, giusto? 

Ora, è utile per chiarire e completare i termini sulla residenza fiscale, ricavare dalla stessa legge le situazioni in base alle quali una persona è considerata automaticamente residenti in Italia. Quali sono?

Ci risponde l’art. 2 comma 2 del D.R.P. n.917/86 citato prima:

La persona fisica che per 183 gg su 365, anche non continuativamente, si trova in una soltanto delle seguenti situazioni, (quindi attenzione basta il verificarsi anche di 1 sola delle tre condizioni), è considerata residente in Italia:

  1. Se risiede (residenza anagrafica) nel territorio italiano, cioè ha qui la sua dimora abituale (es.: se il soggetto è titolare di utenze domestiche, è senza dubbio considerato residente in Italia)
  2. Se ha il proprio domicilio (fiscale) nel territorio italiano, cioè ha qui la sede principale dei propri affari ed interessi, ed attenzione, se ha qui i propri affetti personali. Infatti questi ultimi sono quelli che hanno più rilevanza ai fini della residenza fiscale (tipico caso di chi lavora perennemente all’estero ma ha moglie e figli in Italia)
  3. Se è iscritto all’anagrafe del paese estero MA non ha cancellato la propria residenza italiana dai registri anagrafici dell'ultimo comune dove ha risieduto. 

Quindi, ora avete il quadro completo anche degli elementi in base ai quali siete considerati residenti fiscali in Italia. 

Un ultimo argomento scottante per concludere:


É penalizzante trasferire la propria residenza in un paese a fiscalità privilegiata?

No, in nessun caso. Solitamente è il legittimo scopo principale del vostro trasferimento di residenza,

E' diritto di ogni cittadino scegliere la giurisdizione dove viene trattato meglio fiscalmente.

E’ tutto legalmente previsto dal Paese che ha predisposto le regole di accoglienza per lo straniero. Ed anche l'Italia ne conviene, perché ha stipulato coi vari paesi la Convenzione contro la doppia imposizione fiscale, che esenta il cittadino italiano dal pagare le tasse in Italia, mentre le paga nel suo nuovo paese di residenza.

 Semplicemente bisogna organizzarsi bene per fronteggiare l'inversione dell'onere della prova a carico dell'espatriato, che scatta appunto in queste ipotesi di trasferimento nei paesi privilegiati fiscalmente. Riguarda tutto ciò che avete letto in questo articolo, non dovete sapere altro.

Cos'è l'inversione dell'onere della prova? Vuol dire che è l'espatriato che deve provare con tutti i suoi mezzi a disposizione (ho già accennato durante il post) di risiedere effettivamente nel nuovo paese e non in Italia.

Se volete, potete proporci  le vostre questioni più spinose qui.


Vantaggi dell’iscrizione all’Aire

Con l'iscrizione all'Aire si può esercitare il diritto all’esercizio di voto per corrispondenza, ottenendo l'invio delle schede elettorali al proprio domicilio estero.

Inoltre sono facilitate anche altre pratiche amministrative come il rilascio della documentazione anagrafica e della patente di guida tramite il Consolato italiano presente nel paese estero di residenza.

Aire e Servizi Sanitari

L’iscrizione all’Aire comporta la perdita del diritto di ricevere in Italia l’assistenza sanitaria di base, come il medico di famiglia, l’assistenza ospedaliera e di ottenere i medicinali pagando solo il ticket. 

Tuttavia nell’ipotesi di residenza in uno stato della comunità europea, si possono ricevere certe prestazioni sanitarie se si attiva la TEAM, istituita nel 2006.  Ovviamente la gratuità o meno delle prestazioni dipende anche dal sistema delle norme interne del paese estero di residenza.

I paesi che supportano l'espatriato nelle sue esigenze di assistenza sanitaria, sono tutti quelli europei, nonché quelli SEE, cioè Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Invece in caso di trasferimento in un paese extra-UE, si continueranno a beneficiare delle prestazioni sanitarie solo se si tratta di un paese che ha stipulato con l'Italia la convezione per l'assistenza sanitaria.

L’altra possibilità per ricevere le prestazioni sanitarie in Italia, nei brevi periodi di ritorno, (pare solo per i casi urgenti), è presentare la dichiarazione di emigrato rilasciata dal Consolato che attesta questo status. Se non si possiede, si può effettuare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, con la quale si dichiara il proprio stato di emigrato ed il possesso di una copertura assicurativa contro le malattie, che può essere pubblica o privata. Verificate la possibilità di cambiamento delle regole in questo periodo di Covid.

Per riassumere

Cancellatevi dall’anagrafe del vostro ultimo comune di residenza

Iscrivetevi all’Aire

Pianificate come coltivate i legami familiari in Italia per non dover poi difendervi dal fisco italiano che può considerare il vostro domicilio fiscale in Italia, se avete qui i vostri principali interessi familiari.

Spero sia stato tutto chiaro e vi sia stato d'aiuto.

Se avete dubbi, potete chiedere un incontro gratuito qui.

Buona nuova residenza a voi!

Paesi dove vivere. Foto by Claudia Altamimi on Unsplash

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